dic 19

E’ una di quelle sere che si fanno aspettare e che non deludono mai, una di quelle sere che aspetti per tutta la settimana.

Nevica un pochettino; sono uno di quelli che la neve la amano e la odiano a seconda di quello che devono fare. Si rallenta tutto, le auto vanno più piano, i ritardi sono giustificati, i suoni sono ovattati; è tutto magnificamente scenografico. Poi salgo in auto e tutto svanisce tra le code, gli ingorghi, l’ABS che ti fa quasi ammazzare e la voglia di scendere subito; fanno compagnia solo la musica e l’aria condizionata calda e asciutta.

Ma l’appuntamento è in città alle 21, non posso mancare, qualche chilometro e poco più di mezz’ora mi separano da un appuntamento che si è fatto aspettare. Mi vesto dignitosamente: pantaloni neri, camicia, maglioncino… nulla di strano, come qualsiasi altra sera. Due passi nei corridoi di case in centro mi portano al posto giusto insieme al sapore di aria gelida ed il battere delle scarpe sul pavimento. Sta ancora tutto nella mia testa, è la serata perfetta che ci voleva dopo così tanto tempo. Del resto è qui che ritrovo tutti quelli che mi hanno accompagnato per tre anni della mia vita: i miei ex-compagni di classe. “Compagni di classe”? Limitativo chiamarli così: siamo stati compagni di viaggio secondo me.

E’ una sera così speciale perchè è lì che posso essere quello che sono, mi vesto bene perchè sono così, anche se non serve, come non serve fare discorsi di circostanza; va bene così ed è tutto perfetto. Lo sanno come sono, mi conoscono bene, conosco le sfaccettature dei loro caratteri, i loro punti di forza e i loro punti deboli. Loro altrettanto di me, hanno tutte le armi che servono per mettermi a disagio. Ma non mi preoccupo minimamente, non ne ho motivo. Nessuno può dire qualcosa di me che io già non conosca ed io non posso farlo di loro. Poi c’è anche chi ci ha insegnato qualcosa sul “come vivere”, i professori; sono quelli da stimare, coloro che non abbassano l’attenzione ed l’interesse verso le stesse persone che li hanno li ha abbattuti, insultati, fregati, gratificati, soddisfatti, ringraziati.

Vi conosco tutti, dal primo all’ultimo, abbiamo navigato insieme tre anni, tre anni in cui ognuno ha scelto la propria rotta, in cui ognuno ha affrontato problemi dannatamente simili. Ed ora che è passato così poco tempo da quando ci siamo persi di vista vi ritrovo ancora gli stessi di sempre, nessuno è cambiato, le preoccupazioni, i problemi, gli scherzi del tempo si rinnovano ma lo spirito di tutti è sempre lo stesso. Intravedo un po’ di nostalgia. C’è un clima di famiglia, il clima di sempre, il clima che mi mancava da un po’ di tempo in qua. Perchè non c’è un altro momento durante la settimana in cui va tutto così bene, in cui è così forte il tempo. Il ritmo della vita ti spacca in due, le ansie ti fanno sentire dannatamente solo e disarmato. Domani mattina tutto riparte dopo questa breve sosta, voi non sarete qui con me, non vi potrò parlare come qualche mese fa, ma so che siete anche voi come me.

Perchè quello che era qualche mese prima è già leggenda: le bravate, gli scherzi, le missioni, le paure delle verifiche, i ritardi, le frasi comuni, i vecchi difetti, ogni persona. Possiamo parlarne come fossero passate decine di anni. Ma non ne parliamo come se fossimo già grandi. Eh no, perchè tra tutti i discorsi ancora non nessuno è cambiato, nessuno ha ribaltato tutto. C’è speranza e voglia di fare, c’è determinazione e amicizia; ed i problemi di tutti sono sempre gli stessi. Ma siamo tutti lì perchè fino a poco tempo prima, tutto funzionava tra di noi e lo speriamo ancora.

f

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nov 08

Oggi parlo del mio amico.
Parlo di quello che tra sorriso e l’altro ieri o qualche giorno prima mi è caduto accanto.
Non me l’aspettavo a dirti la verità…
Gli avevo fatto solo un paio di domande sai?
Si fa sempre così perché ad espressioni non può andar meglio.
Mi hanno detto che non lo conoscevo e forse è vero, anche se continuo a pensare di averlo conosciuto troppo e non aver capito mai avuto il coraggio di fare niente di quello che avrei dovuto fare. Sì perché ora vorrei sentire il vuoto sotto i piedi e sentire la terra che si avvicina sempre più veloce. Quasi dimenticavo… stavo parlando di lui: mi hanno detto delle persone che era un bravo ragazzo.
L’ha detto anche il telegiornale, ha detto che nessuno ha mai sospettato di niente, però si sono dimenticati di dire che in tanti potevano accorgersi che sarebbe successo. Quando ci ho provato io sono finito solo sulla cronaca locale.
Mi sento quasi sconfitto.
Era troppo bravo a trasmettere sorrisi perché glie l’avevano insegnato; ha portato un sacco di gioia.
Parlava bene, maledettamente bene. Ora mi chiedo se fosse lui ha parlare; regalava sorrisi ed aveva il caos più profondo dentro di se. C’erano troppe identità che facevano a pugni. Ma finalmente adesso tutti conoscono quello che non è. Sa di cosa ha bisogno, quello che ha sempre desiderato.
Era li che sperava in lei, o meglio la scintilla per incendiare tutto quanto e partire verso l’alto.
Però forse lei anche questa sera deve rientrare a casa presto. Tarda sempre ad arrivare.
Il fuoco c’è già intorno, sta bruciando tutto. E la scintilla non serve a troppo in fin dei conti.
Ho paura se mi metto nella testa di chi lo amava che ora piange dove sapeva già lui.
Ma lui non voleva succedesse tutto questo:  siamo fermi in questa riga, lo siamo tutti. Soprattutto io.
Alea iacta est (mi perdonino dei miei,quelli che conoscono il latino).
E così qui ha lasciato tutto. Perchè?
La colpa è sua in fin dei conti…
Cavolo. Non gli mancava niente; niente a sua detta!
Perché non l’ha mai detto? Cosa si aspettava? La rabbia morde insieme all’amarezza.
Però… ripensandoci forse era in guerra dentro e ha perso solo una battaglia. Una seconda possibilità va sempre data.
E io dovevo fare quello che non ha mai avuto il coraggio di chiedermi. Anche a me va data la seconda possibilità?
Un dubbio sulla verità gli ha messo in crisi tutta la verità. Ma è possibile?

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